Streaming fraud e intelligenza artificiale: negli USA chiesti quasi quattro anni di carcere per Michael Smith

La procura federale di Manhattan ha chiesto 46 mesi di reclusione per Michael Smith, l’uomo che ha ammesso di aver utilizzato musica generata con l’intelligenza artificiale e migliaia di account automatizzati per produrre miliardi di ascolti falsi e incassare oltre 8 milioni di dollari in royalties.

Il caso di Michael Smith è diventato uno degli esempi più rilevanti di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per manipolare il sistema economico dello streaming musicale.

L’uomo, residente in North Carolina, ha ammesso nel marzo 2026 la propria responsabilità per un’accusa federale di cospirazione finalizzata alla frode telematica. Ora il procedimento è arrivato alla fase della sentenza: i procuratori statunitensi hanno chiesto al giudice John G. Koeltl una condanna di almeno 46 mesi di carcere.

La sentenza è prevista per il 6 ottobre 2026 presso il tribunale federale di Manhattan.

Centinaia di migliaia di brani creati con l’AI

Secondo gli atti dell’inchiesta, Smith avrebbe costruito un sistema estremamente articolato per generare ascolti artificiali.

Il meccanismo combinava due elementi: da una parte la produzione in grande quantità di musica realizzata con strumenti di intelligenza artificiale, dall’altra una rete di account automatizzati programmati per riprodurre continuamente quei brani.

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha spiegato che Smith arrivò a creare centinaia di migliaia di brani generati dall’AI. Queste tracce venivano poi associate a migliaia di account utilizzati dai cosiddetti bot, che producevano miliardi di riproduzioni sulle principali piattaforme di streaming.

Tra i servizi coinvolti figurano Spotify, Apple Music, Amazon Music e YouTube Music.

L’obiettivo non era semplicemente aumentare artificialmente la popolarità di alcune canzoni. Il sistema era progettato per trasformare gli ascolti simulati in denaro, sfruttando il funzionamento dei sistemi di distribuzione delle royalties.

Perché creare così tante canzoni?

Uno degli aspetti più interessanti dell’inchiesta riguarda proprio la quantità di musica prodotta.

Concentrare milioni di ascolti artificiali su pochi brani avrebbe potuto rendere più facile individuare anomalie. Smith avrebbe quindi distribuito le riproduzioni su un catalogo enorme, rendendo più difficile per i sistemi antifrode riconoscere immediatamente un comportamento anomalo.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, i bot potevano arrivare a generare circa 661.440 stream al giorno. Il sistema avrebbe prodotto, nei momenti di maggiore attività, royalties annuali superiori a 1,2 milioni di dollari.

È proprio questa combinazione tra generazione automatica della musica e automazione degli ascolti a rendere il caso particolarmente significativo per l’industria musicale.

Oltre 8 milioni di dollari in royalties

Nel corso dell’operazione Smith avrebbe incassato più di 8 milioni di dollari attraverso le royalties generate dagli ascolti fraudolenti.

Con l’accordo raggiunto con la procura, ha accettato di versare 8.091.843,64 dollari di confisca. L’accusa iniziale del 2024 aveva ipotizzato una somma complessiva superiore ai 10 milioni di dollari, ma il procedimento si è successivamente concentrato su una singola contestazione di cospirazione finalizzata alla frode telematica.

Il reato per il quale Smith si è dichiarato colpevole prevede una pena massima di cinque anni.

La procura: una frode durata per anni

Nella richiesta depositata a fine settembre, i procuratori federali hanno sostenuto che la condotta di Smith fosse sufficientemente grave da giustificare una pena detentiva significativa.

Secondo l’accusa, il sistema sarebbe rimasto operativo per più di sei anni e avrebbe consentito a Smith di ottenere una quota considerevole dei fondi destinati alle royalties musicali.

La procura ha anche evidenziato quanto fossero elevati i volumi di ascolto generati artificialmente. In un esempio citato negli atti, nell’aprile 2023 il catalogo associato a Smith avrebbe prodotto 80,9 milioni di ascolti su YouTube Music da utenti di piani familiari, mentre l’intero catalogo di Taylor Swift ne avrebbe registrati 9,3 milioni sulla stessa tipologia di servizio e nello stesso contesto indicato dai procuratori.

Per l’accusa, una condanna consistente avrebbe anche una funzione deterrente nei confronti di chi potrebbe tentare di replicare sistemi analoghi.

La difesa chiede invece la libertà vigilata

La posizione della difesa è molto diversa.

Gli avvocati di Smith hanno chiesto che il loro assistito non venga condannato al carcere e riceva invece la probation, cioè una forma di libertà vigilata.

Nei documenti depositati davanti al tribunale, la difesa ha sottolineato il pentimento dell’imputato e ha sostenuto che le sue attività iniziali sarebbero nate in un contesto nel quale i confini giuridici relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella musica non erano ancora chiaramente definiti.

La procura contesta però questa ricostruzione, sostenendo che il comportamento di Smith sia progressivamente diventato più consapevolmente fraudolento e che l’imputato avesse adottato specifiche strategie per evitare i controlli.

La decisione finale spetterà comunque al giudice.

Un caso destinato a pesare sul futuro dello streaming

Al di là della vicenda giudiziaria personale di Smith, il caso mette in evidenza un problema destinato a diventare sempre più importante: come distinguere gli ascolti reali da quelli generati artificialmente in un mercato nel quale produrre musica e distribuirla su larga scala è diventato estremamente semplice?

L’intelligenza artificiale può infatti abbattere drasticamente i costi e i tempi necessari per creare grandi quantità di contenuti. Se a questa capacità si aggiunge la possibilità di automatizzare anche gli ascolti, il rischio è quello di trasformare le piattaforme di streaming in un terreno favorevole a nuove forme di manipolazione.

Il problema non riguarda soltanto le piattaforme. Gli ascolti fraudolenti possono infatti incidere sulla distribuzione delle royalties e rendere più difficile per artisti, autori e titolari dei diritti competere all’interno di un sistema basato, almeno in parte, sulla quantità di ascolti registrati.

Il caso Smith mostra quindi un possibile scenario estremo: musica generata automaticamente, ascoltatori inesistenti e royalties reali.

La sentenza del 6 ottobre dirà quale sarà la risposta del sistema giudiziario statunitense davanti a una delle prime grandi frodi musicali realizzate attraverso la combinazione di AI e bot.

Fonte: musicbiz.rockol.it