X di Elon Musk fa causa ai principali editori musicali, oltre a BMG, Kobalt, NMPA e altri, sostenendo che l’intero settore ha “collusione” per forzare l’accordo di licenza

La X Corp di Elon Musk ha intentato una causa antitrust contro decine di editori musicali, oltre alla National Music Publishers’ Association (NMPA), accusandoli di collusione per costringere la piattaforma di social media ad acquisire licenze a livello di settore a “tariffe superiori alla concorrenza”.

Al centro della denuncia: l’accusa secondo cui la NMPA avrebbe coordinato una campagna per inondare X di notifiche di rimozione DMCA per conto degli editori: oltre 200.000 post presi di mira solo nel primo anno e quasi 500.000 da quando i principali editori hanno aderito all’iniziativa nel 2023.

X sostiene che questa campagna sia stata progettata per esercitare pressioni ingiuste sulla piattaforma affinché stipulasse accordi di licenza, piuttosto che per affrontare legittime preoccupazioni in materia di copyright.

Una previsione: gli attori dell’industria musicale coinvolti in questa causa potrebbero presto indicare sia Meta/Instagram che YouTube, dove in passato si sono verificate richieste di rimozione diffuse simili, ma che alla fine hanno portato ad accordi di licenza armoniosi.

YouTube ha dichiarato di aver pagato ai titolari dei diritti dell’industria musicale oltre 8 miliardi di dollari nell’anno fino alla fine di giugno 2025. Si prevede che circa il 30% di tale somma sia stato generato da annunci pubblicitari su video di contenuti generati dagli utenti che contengono musica, con i titolari dei diritti corretti rilevati dalla tecnologia Content ID della piattaforma.

Il reclamo di 53 pagine di X Corp, depositato venerdì (9 gennaio) presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale del Texas e ottenuto da MBW, cita come imputati la NMPA insieme a quelli che il documento descrive come “18 editori musicali e le loro affiliate”.

Tra questi imputati figurano Sony Music Publishing, Universal Music Corp., Warner Chappell Music, BMG Rights Management, Kobalt Music Publishing, Concord Music Group, Hipgnosis Songs Group e Downtown Music Publishing.

X sostiene che questi editori “si siano accordati tramite la NMPA in un rifiuto concertato di trattare con X in modo indipendente” e che “l’obiettivo di questo schema [era] quello di costringere X ad acquisire licenze per opere musicali dall’industria nel suo complesso, negando a X il beneficio della concorrenza tra editori musicali”.

La denuncia afferma che questa presunta collusione “è in linea con l’ammonimento del Presidente e CEO della NMPA, David Israelite, secondo cui l’industria dell’editoria musicale dovrebbe ‘lavorare insieme per espandere la torta’ e non rivoltarsi l’una contro l’altra per cercare di accaparrarsene una fetta più grande”.